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“Tempi interessanti.”

I cinesi usano questa espressione quando le cose si incasinano. Quando sembra non esserci via d’uscita, quando la società e gli eventi prendono pieghe strane. Lo dicono, tempi interessanti, perché sanno che da un periodo storico difficile non può non venire fuori qualcosa di nuovo, di sorprendente, di mai immaginato.

Spesso le cose che ti sorprendono lo fanno in modo positivo.

Penso che quelli che stiamo vivendo da un paio d’anni a questa parte abbiano tutto il diritto di chiamarsi tempi interessanti. Anzi, sono probabilmente i tempi più interessanti che le persone della mia generazione avranno mai modo di vivere.

E da un certo punto di vista mi viene da dire speremo bén.

Comunque. Non serve che elenchi i perché e i per come, giusto? In fondo, questi due anni sono piombati tra capo e collo a chiunque, e ognuno ha reagito come ha potuto. Qualcuno c’è rimasto sotto, altri hanno vivacchiato in attesa di un cambiamento positivo e di tempi più facili (meno interessanti?), altri ancora, grazie ad una delle doti più importanti che uomini e donne possono avere, hanno trovato il modo di reagire e, perché no, continuare a lavorare e guadagnare quanto se non più di prima.

Questa dote è la resilienza.

Parola usata e abusata, parola amata e odiata, parola dai mille significati con un solo senso: reggere il colpo, tener botta o, come si diceva quando ero giovane e giravano i primi motorini, “stare in sella”.

Resilienza è ovunque, va bene in qualsiasi ambito, ed è una parola così potente da dare il vero senso ad una delle azioni governative più epocali degli ultimi decenni, il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La resilienza ha a che fare con l’assorbimento dei colpi di sventura, con il saper gestire le condizioni avverse, con la capacità di non soccombere a tutti i fattori che – per definizione o per sfiga – sono fuori dal nostro controllo.

Fattori che, per inciso, sono tantissimi.

Ecco, la resilienza è fondamentale nella cassetta degli attrezzi, o meglio nella ventiquattrore dell’imprenditore. Chi più di lui deve sapersi tirare su quando il vento cambia? Chi deve sapersi reinventare se il terreno gli frana sotto ai piedi? Chi deve avere l’occhio pronto a intuire i segni del cambiamento che sta per arrivare?

Per me, resilienza ha un valore speciale.

Non posso dire che la tentazione di farmi piegare dalle circostanze ci sia mai stata, ma devo dire che di botte nel corso della mia carriera ne sono arrivate tante. Ringrazio la mia innata resilienza, che mi ha fatto reggere e riprendere ogni volta [vedi dal mio diario “BRICCOLE, PERCORSI DI VITA”]

Ancora una volta, la saggezza delle parole viene dall’Oriente. I giapponesi hanno l’immagine giusta: la canna di bambu.

Come una canna di bambù, che si flette con il vento più forte, ma che può reggere il peso di un palazzo.

Qualche tempo fa scrivevo qui un pensiero sull’imprenditore maturo [https://www.ciroliccardi.it/limprenditore-di-esperienza-e-capitale-umano/].

L’imprenditore energico ed energetico, che solo in apparenza ha tirato i remi in barca, e che solo in apparenza si lascia demoralizzare dall’ennesimo rovescio.

Secondo me, ancora una volta, quella fetta di Capitale umano rappresentato dall’imprenditore sarà la chiave di volta di questi tempi interessanti.

Con buona pace dei cinesi, dei giapponesi e delle sfighe.

Benvenuti

nella mia scrivania virtuale, uno spazio nel quale trovare idee, desideri, motivazioni che ho affinato in più di trent’anni di attività e relazioni.